GLORIA AL TELEFONO:

«Ciao mamma, grazie per tutto quello che mi hai dato». Così Gloria Trevisan nell’ultima telefonata alla mamma prima che cadesse la linea, mentre l’appartamento in cui viveva con il fidanzato Marco Gottardi era invaso dal fumo dell’incendio che stava devastando il Grenfell Tower a Londra l’altra notte.

Da Londra nessuno si aspetta più il miracolo. Le famiglie di Marco Gottardi e Gloria Trevisan, i due giovani architetti veneti ufficialmente tra i dispersi della Grenfell Tower, attendono ormai l’irreparabile, la notizia del ritrovamento dei corpi dei due fidanzati, rimasti bloccati dall’incendio nell’appartamento al 23/o piano. Gli aggiornamenti drammatici che arrivano dalla capitale britannica – 17 vittime finora accertate ma la polizia ha evocato fino a cento morti e non ha più nessuna speranza di trovare qualcuno vivo – hanno tolto ogni illusione alle famiglie, chiuse nelle loro abitazioni di San Stino di Livenza (Venezia) e di Camposampiero (Padova).

«Ho sentito la registrazione della telefonata di Gloria alla mamma. Le dice grazie per quello che ha fatto per lei. Stavano dando un addio. Non ci sono motivi per sperare che Gloria e Marco siamo ancora vivi», ha detto oggi l’avvocato Maria Cristina Sandrin, legale della famiglia Trevisan.
«Gloria – ha ricordato – si era laureata il 18 ottobre ed è andata a Londra perché qui non ci sono possibilità professionali, neanche per chi si laurea con 110». Il lavoro a Londra, ha aggiunto la legale, era per Gloria anche l’occasione per dare una mano alla famiglia, che vive una particolare situazione economica. Casa Gottardi, a San Stino, è meta da ieri di un mesto pellegrinaggio di amici e parenti, di rappresentanti delle istituzioni locali. «Siamo in costante contatto con la Farnesina e con i familiari di Gloria. Con il passare delle ore le nostre speranze, già ridotte al lumicino, stanno diminuendo, ma fino a che non ci diranno di aver ritrovato i nostri ragazzi continuiamo a credere nel miracolo», dice disperato Giannino Gottardi, papà di Marco. Impossibile per lui non andare ancora col pensiero all’ultima telefonata con il figlio, l’altra notte, mentre le fiamme e il fumo stavano raggiungendo l’appartamento al penultimo piano della torre.

«Marco è stato straordinario – dice l’uomo – infondeva tranquillità a tutti. Quando la linea è caduta abbiamo capito che la situazione era precipitata e siamo stati colti dalla disperazione. Conserverò per sempre il ricordo delle ultime parole che ci ha dedicato». Per il momento i familiari di Marco non partiranno per Londra. «Sul posto – spiega Gottardi – c’è già il fratello di Gloria che sta amplificando i nostri appelli, anche attraverso i social, e prova in ogni modo a reperire tracce sulla sorte dei nostri cari».